Assicurazione o fondo pensione?

by admin on 6 febbraio 2010

Le pensione pubbliche degli italiani diventano sempre più scarse, non solo quelle già in pagamento ma soprattutto quelle future. Chi è già a metà carriera e ancor più chi sta per essere assunto rientrerà tra i meno fortunati: dopo i 35 anni di lavoro la sua pensione sarà quasi pari ad un terzo della sua ultima retribuzione, ovvero il 29%. In questo modo i lavoratori italiani hanno sempre meno possibilità di avere ,in futuro,una vecchiaia serena. A questo punto ci si chede se sia giusto o meno ricorrere ai fondi pensione, quella pensione complementare e aggiuntiva a quella pubblica, erogata da enti quali Inps, Inpdap ecc. In base a ciò che stabilisce la riforma TFR, un lavoratore che aderisce a un fondo pensione deve rinunciare necessariamente alla liquidazione. Un lavoratore può ottenere la liquidazione, nel momento delle sue dimissioni, solo dichiarando di rinunciare al fondo pensione. E’ questo che intende fare la legge italiana: spingere i lavoratori a rinunciare alla liquidazione. Spesso però l’iscrizione al fondo pensione può essere utile anche durante la vita lavorativa. Un esempio consiste nella possibilità, dopo 8 anni dall’iscrizione,di poter attingere fino al 75% della somma maturata nel fondo per poter acquistare o ristrutturare la prima casa. La legge italiana offre la possibilità di poter riscattare il 50% della quota nel momento in cui un lavoratore diventa disoccupato da 1 a 4 anni oppure se in cassa integrazione. Se si tratta di invalidità permanente o di disoccupazione che va oltre ai 4 anni, allora è possibile riscattare tutto dal fondo stesso. In fine dopo il pensionamento è possibile ottenere il capitale accumulato sotto due forme diverse: periodicamente o in un’unico versamento, proprio come la vecchia liquidazione.

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